Marisa Merz

testo di Dieter Schwarz
nuovi disegni di Marisa Merz
pagine: 64
formato: 17 x 24,5 cm
data di pubblicazione: luglio 2004
confezione: cartonato
illustrazioni: 39 b/n, 4 col.
lingua: italiano/tedesco/inglese
isbn 8877571854

 



€26,00

In occasione delle mostre allestite presso il Kunstmuseum Winterthur (6 settembre - 23 novembre 2003) e presso la Barbara Gladstone Gallery di New York (24 gennaio - 21 febbraio 2004), è stato pubblicato questo libro d’artista, una raccolta di disegni in bianco e nero e a colori realizzati da Marisa Merz tra il 2003 e il 2004.

“Quarantatré figure su carta bianca, prive di contorni, semplice bagliore delicato che si concentra sulla superficie per poi svanire – niente tratti, solo un’ombra. I disegni si focalizzano sui lineamenti di un viso: si distinguono parti di occhi e bocca, punti di riferimento che invece di appartenere a una persona occupano lo spazio – in modo non uniforme, sporadico, come uno stuolo di figure che si raccolgono, una moltitudine di esseri che si posano qua e là. […] In Marisa Merz il disegno è luogo dell’articolazione in cui sono fissati occhi e bocca, percezione e formulazione. Niente persone, niente nomi, niente psicologia, niente racconti. […] Nei punti d’articolazione il movimento si interrompe, acquisisce consapevolezza di sé e si orienta. Ma, nel procedere, rimanda al fondamento che precede ogni distinzione e articolazione, a occhi e bocca come punti di riferimento del lavoro: una struttura semplice che nel lavoro di Marisa Merz ha conservato la validità nel corso degli anni, ricerca di una forma stabile nonostante la fragilità delle forme.

Il gesto del disegno evoca il conflitto tra quesito e risoluzione che accompagna l’opera senza mai lasciarla. […] Velocità e impeto caratterizzano questi fogli, il gesto nega con audacia ciò che è stato e si precipita in avanti invece di imprimersi sulla carta.” (Dieter Schwarz)

 

Marisa Merz nasce a Torino e tiene la prima personale nel suo studio presentando un’istallazione di leggeri fogli di alluminio pendenti dal soffitto, che ripropone al Piper Club e presso GianEnzo Sperone l’anno seguente. Partecipa da allora al fermento creativo che si coagula nel gruppo dell’Arte povera esponendo al Deposito d’Arte Presente nel 1967 e alla rassegna Arte Povera + Azioni Povere ad Amalfi nel 1968. Per le sue opere Marisa Merz usa coperte, fili di rame, sale, cera; l’adozione di questo materiale e di questa tecnica diventa una cifra stilistica per l’artista. Fanno parte del suo lavoro anche brani poetici da lei stessa composti e dall’inizio degli anni Ottanta inizia a lavorare al disegno, realizzando ritratti femminili a matita su tela o cartoni di piccole dimensioni, o a pastello colorato su dimensioni maggiori, che ricorrono in tutta la sua attività futura. Dal 1982 realizza delle piccole teste in argilla cruda o gesso, che presenta su alte basi di legno grezzo o su treppiedi metallici. La scultura, il disegno e la presenza del filo intrecciato saranno molto spesso compresenti nelle istallazioni dell’artista. Oltre ad aver partecipato a diverse tra le più importanti mostre collettive degli ultimi trent’anni, Marisa Merz è stata presente in molte edizioni della Biennale di Venezia, vincendo il Premio Speciale dell’edizione svoltasi nel 2001.

Per sua scelta, sono meno numerose le mostre personali che le hanno dedicato gallerie e musei. Fra questi ricordiamo il Centre Georges Pompidou nel 1994, lo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1996, per giungere alle recenti esposizioni allestite nel 2002 alla Marian Goodman Gallery di Parigi, alla Galleria Stein di Milano e al Kunstmuseum di Winterthur.

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