Elisa Sighicelli

testi di Francesco Bernardelli, Stephen Hepworth
pagine: 140
formato: 21 x 28 cm
data di pubblicazione: marzo 2007
immagini: 90 col. e b/n
confezione: brossura
lingua: italiano/inglese
isbn 9788877572196



€35,00

La serie di cataloghi realizzati da hopefulmonster per la GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, prosegue, dopo le monografie dedicate a Vedovamazzei, Massimo Bartolini, Jessica Stockholder e Sabrina Mezzaqui, con la pubblicazione del volume Elisa Sighicelli in occasione della mostra allestita alla GAM dal 16 marzo al 10 giugno 2007.

Il catalogo, che racconta la personalità artistica di Elisa Sighicelli attraverso le sue opere, si apre con le immagini della mostra alla GAM, per ripercorrere poi i lavori dell’artista dai più recenti fino agli esordi nella seconda metà degli anni novanta. Dopo una sostanziale osservazione di molti fra i variegati e compositi effetti che la luce può originare, Elisa Sighicelli ha scelto un’indagine sempre più approfondita intorno ai processi percettivi innescati dai dispositivi visivi e luminosi, sia attraverso le immagini in movimento come nella ricerca fotografica. Il lavoro sulla fluttuante percezione fra illusione e realtà, attuato tramite la luce attentamente celata dentro i light box, e grazie alla cura installativa, viene sviluppato dall’artista attraverso visioni di sospesa e muta attesa. Enfatizzati nella loro pura presenza dalla luce opportunamente mimetizzata all’interno delle scatole, le figure si stagliano acquisendo quell’effetto straniante che può essere dato proprio dalla contrapposizione fisica e luministica fra realtà (rappresentativa) dell’oggetto e realtà (fisica) della luce elettrica. I suoi light box sono oggetti estremamente fisici, con i loro cavi di alimentazione che li ancorano al presente, minando con tocco leggero qualsiasi pretesa illusionistica. Gli ambienti inizialmente fotografati da Elisa Sighicelli sono stanze d’albergo e appartamenti in affitto: luoghi ordinari che rivelano il passare del tempo grazie alla presenza di mobili logori e arredi sbiaditi. Le sue scene sono spesso ambientate in situazioni domestiche, permeate da una luce ordinaria. Narrano della presenza umana attraverso vedute di interni, cioè spazi del quotidiano e del terreno. In questi spazi, sperduti e fuori del tempo, ci viene suggerita la possibilità di fuggire verso il luminoso mondo che si trova all’esterno, oppure di fluttuare verso qualche angolo interiore della mente. Come accade anche nelle videoproiezioni dell’artista: il primo video di Sighicelli, Baudelaire (2004), è il breve filmato che ritrae lo spettacolare lampadario in tubi di perspex disegnato da Carlo Mollino per il Teatro Regio di Torino: le lampadine si accendono lentamente come stelle in un cielo buio e si spengono di colpo. Il film in 16 millimetri Fan-tasmagoria (2006) è un esempio del crescente interesse di Sighicelli per lo spazio fisico e reale ed esprime la sua volontà di interagire con l’osservatore. La recente serie di video, (Dance-Bound, Non-Stop Exotic Cabaret, la serie dei Nocturne) spinge  insistentemente su una riappropriazione delle possibilità della visione e delle dinamiche percettive, in grado di intrecciarsi anche con le possibilità allusive date da suoni attentamente selezionati e montati. “Lo stato d’animo che induce nell’osservatore spazia dalla delicata tristezza della melanconia, alla piacevole sensazione astratta del sognare, fino all’intensità del fantasticare. Da questi video emerge un delicato senso dell’umorismo, che avvolge caldamente lo spettatore in un sorriso inconscio e non forzato”. (Stephen Hepworth)

I testi critici di Francesco Bernardelli e Stephen Hepworth accompagnano le immagini per approfondire i temi dell’arte di Elisa Sighicelli.

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