Fausto Bertasa

testi di Marisa Vescovo, Simone Bertasa, Chiara Guidi, Jacopo Iacoboni, Luciano Inga Pin, Annarita Merli
pagine: 198
formato: 16,5 x 24 cm
data di pubblicazione: marzo 2009
immagini: 90 col.
confezione: brossura con sovraccoperta
lingua: italiano/inglese
isbn 9788877572332



€30,00

La pittura di Fausto Bertasa, nascente dalla tensione e articolata dalla sintassi pittorica che genera la comunicazione, è simile a un linguaggio per segni, come quello dei non-parlanti. Questo linguaggio agisce mediante un impatto visivo e guida l’occhio dell’osservatore attraverso le sue forme, i suoi movimenti, i suoi luoghi di memoria, come avviene nella musica. Una linea dura modifica la percezione in modo alquanto diverso da una linea morbida, e se vengono prese insieme danno vita a una sorta di duetto grafico-sonoro. Nel tessuto cromatico di Bertasa si trovano colori svariati, da quello della terra che va dall’ocra al marrone, che si somma alla catena archetipica della terra e di molti dei suoi frutti, come il caffè, il cacao amaro, il pepe, la cannella, la noce moscata, e principalmente ad alcune aree di contenuto legate all’archetipo materno. Quindi il lavoro partecipa, psicologicamente, alle dimensioni dell’inconscio quale giacimento di contenuti, energie, impulsi e germi vitali. Oltre i beige e i bruni, Bertasa usa il rosso, colore di energie deflagranti, pulsioni aggressive, lotta cruenta e animalesca, volontà di riscossa, passione, vitalità, esaltazione emotiva, umori che bene si attagliano all’endemica povertà dei popoli che partecipano al cartello del Commercio Equo e Solidale, quasi tutti appartenenti al Sud del mondo. Il colore è flessibile, tenero, familiare e “povero”. Bertasa ha fatto entrare nel suo laboratorio mentale gli scenari tipici di popoli, merci, contratti, viaggi, per cercare dietro le parole e le immagini i segni di un dialogo, e di un universo che va ben al di là di noi stessi e della nostra immaginazione sulla comunicazione dei saperi e l’avvicinamento a culture sconosciute. Bertasa, ben conscio che l’attività artistica nel presente è sempre più messa in angolo – fatta eccezione per quella dei “divi-fenomeno” celebrati dal mercato – ha deciso, con un notevole margine di anticipo rispetto ad altri, di dialogare con computer, reti a fibre ottiche, multimedialità insomma, ma anche con icone che portano in superficie situazioni di marginalizzazione di certe popolazioni oggi a rischio di sterminio. Nelle sue opere Bertasa registra pagine di cronaca, avvenimenti, microstorie e alfabetizzazioni digitali, in cui i loghi e i simboli dell’alfabeto del nostro tempo sono riprodotti, sovrapposti, mescolati, riscritti, dando vita a un nuovo sistema segnico e poetico.

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