storia dell'arte
  • KAZIMIR MALEVIč

    Non si sa a chi appartenga il colore. Scritti teorico-filosofici

    a cura e traduzione di Nadia Caprioglio
    introduzione di Jean-Claude Marcadé
    pagine: 200
    formato: 16,5 x 24 cm
    data di pubblicazione: febbraio 2010
    confezione: brossura
    lingua: italiano
    isbn 9788877572455



    €30,00

    La storia dell’arte russa fra il 1919 e il 1930 offre numerosi esempi di collaborazione fra i pittori e gli scrittori che venivano a trovarsi a stretto contatto nei gruppi d’avanguardia. Anche Malevič, da parte sua, ritenendo i mezzi pittorici insufficienti a rispondere alle esigenze più precise di un nuovo discorso logico, nell’estate del 1919 abbandona temporaneamente la pittura per passare alla creazione di testi teorici. Rifiutando “l’imperfezione del pennello arruffato” a favore della“sottigliezza della penna”, Malevič varca il confine che separa il pittore dal filosofo. Non scriverà sul Suprematismo, ma scriverà da suprematista, traendo le conseguenze extra-pittoriche del nuovo significato da lui attribuito alla pittura. Ne deriva un immenso corpus di scritti, il cui insieme costituisce un grande libro che illustra l'universo dell'artista. Il suo pensiero, in costante movimento, si trova sparso lungo tutti i saggi teorici, gli articoli polemici, le lettere, continuamente ripreso, come se l'autore volesse tratteggiarlo più da vicino, e continuamente interrotto. A volte si ha la sensazione che Malevič rifugga la versione definitiva; che i testi siano scritti di getto, senza essere rivisti, né corretti. Accanto ai trattati e ai manifesti in cui la filosofia dell'arte appare inscindibile dalle riflessioni sulla politica, l'economia e la religione, il retaggio di Malevič scrittore si è recentemente arricchito con la scoperta di una ragguardevole quantità di poesie, alcune delle quali ancora inedite. Scrittore prolifico e polemico, Malevič colpisce, oltre che per la sua ricchezza e originalità (a volte stravaganza), anche per la sua affascinante, sgrammaticata illetterarietà. Spesso ignora non soltanto le regole dell'ortografia e della punteggiatura, ma anche l'abituale logica umana. La sua prosa ruvida, che inizialmente respinge il lettore, finisce col catturarlo e coinvolgerlo grazie al proprio vigore e al proprio spirito profetico; i numerosi neologismi rappresentano un buon cimento per il traduttore, spesso costretto all'esegesi di forme linguistiche "transmentali" e termini filosofici creati sul momento.

     

    Jean-Claude Marcadé, direttore di ricerca emerito presso il C.N.R.S Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi, è curatore e commissario scientifico di numerose mostre tra cui la mostra monografica dedicata a Maleviã presso il Musée des Beaux-Arts di Bilbao nel 2006.

     

    Nadia Caprioglio, laureata presso l'Università degli Studi di Torino in Lingua e Letteratura russa, ha seguito il corso di dottorato di ricerca in Letterature Slave Comparate presso l'Università degli Studi di Milano e compiuto soggiorni di studio presso l'Istituto di Lingua e Letteratura russa A. Pushkin di Mosca, l'Università Lomosov di Mosca, l'Université Libre di Bruxelles e la University of Nebraska di Omaha. Ricercatrice presso l'Università degli Studi di Torino dal 1992, a partire dall'A.A. 1996-'97 occupa in affidamento la cattedra di Letteratura Russa Contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Formazione dove tiene corsi dedicati alla poesia del '900 e seminari propedeutici sulla versificazione russa.

  • Luciano Pistoi. Inseguo un mio disegno

    testi di Mirella Bandini, Maria Cristina Mundici, Maria Teresa Roberto, Margherita Sassone
    pagine: 432
    formato: 16,5 x 24 cm
    data di pubblicazione: maggio 2008
    immagini: 16 col. e 200 b/n
    confezione: brossura
    lingua: italiano
    isbn 9788877572226



    €39,00

    Il volume, pubblicato con il sostegno della Regione Piemonte, costituisce un omaggio ai quarant’anni di attività di Luciano Pistoi (1927-1995), critico d’arte, promotore e organizzatore culturale, gallerista tra i più importanti e autorevoli in Italia. Il suo iter si è svolto tra Torino, Roma e il Castello di Volpaia, centri nei quali ha presentato tempestivamente gli artisti internazionali emergenti, scelti controcorrente con grande passione e intuizione. Ciò ha comportato di riflesso la formazione di un collezionismo colto e il rinnovamento dell’ambiente artistico coevo. Di famiglia toscana, giunse a Torino giovanissimo e negli anni Cinquanta scrisse come critico d’arte su “L’Unità”. Nel 1957 aprì la galleria Notizie con una mostra di Wols e continuò presentando le opere di Fautrier, Pollock, Burri, Fontana, Dubuffet, Mathieu, Tobey, Spazzapan, Imai, Tàpies, Accardi, Gallizio, Twombly, Jorn, Shiraga, Riopelle, Francis, Nevelson e di altri protagonisti dell’informel. Organizzò a Torino mostre straordinarie, tra cui nel 1959, in collaborazione con Michel Tapié, la prima esposizione in Europa del gruppo giapponese Gutai e nello stesso anno, sempre con il critico francese, l’esposizione internazionale Arte Nuova al Circolo degli Artisti. Collaborò, oltre che con Tapié, con i critici d’arte più attivi e impegnati di quel periodo: Enrico Crispolti, Carla Lonzi, Maurizio Fagiolo, Giuliano Briganti. Il volume, curato da Mirella Bandini, Maria Cristina Mundici, Maria Teresa Roberto e con l’accordo della famiglia e degli eredi, vuole testimoniare l’interesse di Pistoi nei confronti non solo delle avanguardie storiche e dei protagonisti dell’Informale internazionale, ma anche degli artisti giovani e inediti. Contiene, oltre ai saggi introduttivi delle curatrici, il regesto completo e un’ampia documentazione iconografica delle mostre realizzate da Pistoi, oltre che un’inedita antologia di suoi scritti critici unitamente ai numerosi saggi pubblicati nelle edizioni della Galleria Notizie (cataloghi e Bollettini) e della Fattoria Editrice Castello di Volpaia.
  • Lo spazio dell’uomo

    testi di Claudia Aravena, Guillermo Cifuentes, Ricardo Loebell, Guillermo Machuca, Justo Pastor Mellado, Bernardo Oyarzún, Alma Ruiz
    pagine: 168
    formato: 14,5 x 21 cm
    data di pubblicazione: marzo 2008
    immagini: 60
    confezione: cartonata
    lingua: italiano/spagnolo/inglese
    isbn: 9788877572240

     



    €25,00

    Il libro è pubblicato in occasione della mostra Lo spazio dell'uomo allestita alla Fondazione Merz (23 gennaio - 11 maggio 2008). La Fondazione Merz presenta, per la prima volta in Europa, il Museo de la Solidaridad Salvador Allende con una selezione di ventinove opere della loro collezione d’arte internazionale, per poi offrire uno sguardo sulla produzione artistica attuale, rappresentata dai lavori di sei giovani artisti cileni.

    Dipinti di Joan Miró, Roberto Matta e Frank Stella, sculture di Alexander Calder e Jorge Oteiza, collage di Victor Vasarely, serigrafie di Antoni Tàpies, fotografie di Arnulf Rainer e disegni di altri artisti di rilievo, dialogano con le installazioni di Claudia Aravena, Mónica Bengoa, Guillermo Cifuentes, Andrea Goic, Bernardo Oyarzún e Sebastián Preece, producendo un contrasto visivo che, se da un lato evidenzia l’inarrestabile e universale evoluzione del linguaggio dell’arte, dall’altro apre un dibattito sul ruolo dell’opera all’interno del contesto storico e sociale nel quale viene prodotta e rappresentata. Lo spazio dell’uomo intende volgere uno sguardo sulla scena artistica cilena e si articola su due piani temporali: si posa sulle tracce della storia di un tempo passato e apre le porte al tempo presente. "'Lo spazio dell’uomo' come spazio interiore, la percezione che si origina nella memoria dell’individuo: la ricostruzione di sentimenti, di sensazioni forti; la manipolazione di immagini, suoni, parole; il passaggio del tempo sugli oggetti, sulle identità sociali; la ricomposizione di un spazio privato attraverso lo spazio pubblico dell’opera… la memoria, l’intimità, il ricordo, la paura, la bellezza, la riconciliazione con il passato, ognuna di queste 'dimensioni' o parti di esse le ritroviamo nelle sei installazioni selezionate per questa 'singolare' mostra" (Beatrice Merz).

    Il libro raccoglie la documentazione fotografica della mostra, con i testi di Justo Pastor Mellado (curatore del Museo de la Solidaridad Salvador Allende) e una testimonianza scritta per ciascuno dei sei giovani artisti.

  • ANDY WAHROL

    SARÒ IL TUO SPECCHIO. Interviste

    a cura di Alain Cueff
    pagine: 344
    formato: 16,5 x 24 cm
    data di pubblicazione: dicembre 2007
    confezione: brossura
    lingua: italiano
    isbn 9788877572264



    €35,00

    “Le interviste qui raccolte, dalla prima, rilasciata nel 1962, all’ultima, pubblicata dopo la sua morte nel 1987, permettono di apprezzare la costanza di Warhol e la sua capacità di continuare a recitare la parte di una sorta di Sfinge che giura di non avere nessun enigma da proporre. Si può leggere questa raccolta come un trattato sull’arte della fuga: chiedetemi quel che volete, tanto dopo che avrò mormorato una risposta non ci sarò più. La si può anche leggere come la lezione paradossale e sibillina di un artista che coltiva la contraddizione come una necessità: domani dirò il contrario di quello che ho detto oggi. Una schivata dopo l’altra, la sua filosofia finisce per filtrare tra le righe e anche se Warhol sa destreggiarsi tra gli ostacoli di un palazzo di specchi ove i riflessi confondono l’essere in carne e ossa, è comunque possibile ricostituire il ritratto del personaggio e dell’artista. Ma bisogna passare attraverso molti trabocchetti, segnalati o sofisticati, che spesso scattano in momenti inopportuni: cortocircuiti, paradossi, dichiarazioni a doppio senso che, relegando la verità al rango di un accessorio irrisorio, destabilizzano i suoi interlocutori. Nelle pagine che seguono si vedrà che qualcosa di simile accade nelle sue interviste là dove, ingegnandosi di evitare il soggetto della sua opera, Warhol mette i suoi interlocutori e lettori con le spalle al muro. Ma a leggere tra le righe si capisce che a lui interessano soprattutto le dislocazioni dei segni, le apparizioni e sparizioni improvvise dei punti di fuga. A meno che per prima cosa non cerchi di rimetterci sull’asse del quadro. Casomai ce ne fossimo dimenticati: dritti sull’asse” (Alain Cueff).

    Probabilmente non c’è una personalità del mondo della cultura che sia stata intervistata frequentemente quanto Andy Warhol. La sua figura era perennemente associata ai media e ovunque andasse, la stampa lo seguiva. Nella misura del possibile, questo libro presenta Warhol in tutte le sue dimensioni nell’arco dei venticinque anni in cui è stato sotto i riflettori. Vi sono pezzi focalizzati su ogni campo della sua vasta opera e della sua vita vorace: Andy nella sua veste di pittore, cineasta, editore, promotore, interprete, autore di stampe, fotografo, autore e videasta; vi sono interviste che illustrano le opinioni di Andy su altri artisti; l’esperienza di andare a fare spese con lui; quali erano i suoi sentimenti per New York; come percepiva il suo essere cattolico. Pur avendo cercato di mantenere un certo equilibrio cronologico, più della metà delle interviste risalgono agli anni ‘60, considerato il periodo più importante della sua vita. Non sono state apportate alcune modifiche alle interviste, né sono state incluse versioni rivedute dei testi.

     

    Titolo originale: I’LL BE YOUR MIRROR. Selected Andy Warhol Interviews, 1962-1987 (a cura di Kenneth Goldsmith), Carroll & Graf Publishers, New York 2004.

  • Equilibri trasversali. Le arti visive a Torino e in Piemonte nell’ultimo decennio del ventesimo secolo

    pagine: 148
    formato: 16,5 x 24 cm
    data di pubblicazione: settembre 2006
    immagini: 90 col. e b/n
    confezione: brossura
    lingua: italiano
    isbn 8877572051



    €25,00

    Con questo volume prende avvio una collana dedicata all'arte contemporanea promossa e coordinata da Catalogarte. Archivio del catalogo d'esposizione d'arte moderna e contemporanea, istituito nel 1985 presso l'Assessorato alla Cultura. Da vent'anni Catalogarte. Archivio del catalogo d'esposizione di arte moderna e contemporanea svolge una puntuale opera di documentazione e conservazione della memoria storica degli eventi espositivi di Torino e del Piemonte. Su queste basi è maturata la scelta di dotare l'Archivio di una collana editoriale che, attraverso la sua doppia valenza di strumento di documentazione e d'analisi, fornisca con la progressione dei suoi titoli un utile contributo all'approfondimento e alla conoscenza di particolari temi ed argomenti stimolati dalla quotidiana evoluzione degli eventi artistici, ricostruisca di questi ultimi la storia e fornisca in modo piano, ma nel rispetto della problematicità, i punti di riferimento da cui certi eventi ed esperienze muovono, per meglio valutarne, insieme alle premesse, lo sviluppo. Tutto ciò in una prospettiva d'indagine che coniuga dimensione locale, nazionale ed internazionale per meglio comprendere e valutare i risultati delle ricerche condotte dagli artisti, siano essi protagonisti della scena contemporanea, giovani emergenti, o maestri “appartati”.

    “Il lavoro vuole porre l'accento su alcuni fenomeni centrali e su eventi che, a una prima lettura, possono sembrare marginali, ma che, in realtà, sono formativi. […] e si pone in prima istanza l'obiettivo di sottoporre al lettore ipotesi di percorsi, mostrando come gli anni '90 a Torino e in Piemonte siano stati propositivi di itinerari artistici ad ampio respiro, con diversi livelli interpretativi, nel segno di una dinamica processuale. […] In molti casi i risultati di questi fermenti culturali trovano oggi un consolidamento importante. Le spinte centrifughe nella regione sono il segno distintivo degli anni '90, la manifestazione di una volontà di crescita alimentata dalla chiara consapevolezza che l'arte è apertura a trecentosessanta gradi e non può essere limitata a pochi luoghi museali, sempre gli stessi, deputati allo scopo. Il ventunesimo secolo a Torino e in Piemonte, per quanto riguarda l'arte contemporanea, si è aperto nel segno della volontà di interrogarsi, di porsi in discussione, coinvolgendo molteplici situazioni e, perché no, trovando il coraggio di inventarsi progetti all'apparenza impossibili.” (Tiziana Conti)

  • Marcello Levi: ritratto di un collezionista. Dal Futurismo all’Arte Povera

    testi di Maria Centonze, Robert Lumley, Francesco Manacorda
    pagine: 160
    formato: cm 21,5 x 30,5
    data di pubblicazione: settembre 2005
    immagini: 65 col. e b/n
    confezione: brossura
    lingua: italiano/inglese
    isbn 8877571950

     



    €26,00

    Il volume è pubblicato in occasione della mostra allestita all’Estorick Collection di Londra dal 14 settembre al 18 dicembre 2005.

    From Futurism to Arte Povera: Works from the Marcello Levi Collection porta a Londra per la prima volta più di cinquanta tra dipinti, disegni, sculture e istallazioni dalla Collezione Marcello Levi, uno dei più grandi collezionisti di arte contemporanea in Italia. Levi ha iniziato collezionando disegni e dipinti futuristi oltre alle opere di maestri come Klee e Man Ray, per poi diventare uno dei primissimi collezionisti di Arte Povera. La sua incredibile lungimiranza lo ha portato a mettere insieme un importante gruppo di opere che raramente sono state esibite in pubblico prima di adesso.

    Levi inizia a collezionare arte durante lo stesso periodo di Erick Estorick, ma con una preferenza per l’arte astratta rispetto a quella figurativa. La selezione delle opere in mostra, e la disposizione di alcune opere chiave rivela affascinanti paralleli e differenze nelle loro due modalità di approccio al collezionismo.

    Il volume è corredato dai testi di Robert Lumley (professore di Storia della cultura italiana all’University College di Londra) e di Francesco Manacorda (critico d’arte e curatore della Collezione Levi) oltre a una conversazione di Maria Centonze con Marcello Levi.