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  • Storia di Gaza

    traduzione di Anna Maria Farinato

    pagine: 416
    formato: 16 x 22,5 cm
    data di pubblicazione: maggio 2026
    confezione: brossura
    lingua: italiano

    isbn: 9788877573360



    €25,00

    Attraverso date, personaggi e passaggi generazionali Filiu descrive lo scenario di una delle più grandi catastrofi umanitarie dal secondo Dopoguerra. La tragica attualità di Gaza ha sfortunatamente occultato la lunghissima storia di questa oasi prospera, coinvolta sin dall’antichità dalle vicende di tutti gli imperi della regione. È nel 1948 che il destino di questa terra millenaria si ribalta, ridotta a una striscia di territorio, da prima amministrata dall’Egitto e infine, due decenni più tardi, occupata dallo Stato di Israele. Madre dei fedayn e culla dell’Intifada, Gaza assume da allora, nel bene e nel male, un ruolo determinante nel nazionalismo palestinese. Ben lontana dall’essere unicamente una enclave assediata, Gaza detiene la chiave della pace o della guerra nel complesso quadro mediorientale, perché è là che si giocano sia la sicurezza di Israele sia l’avvenire della Palestina. La ricerca portata avanti in questo volume, nella sua prima traduzione in italiano, non ha eguali per ampiezza di documentazione, e si spinge fino agli sviluppi contemporanei, al di là della riflessione storica su una delle maggiori crisi politiche dei nostri tempi.

     

    Jean-Pierre Filiu è docente universitario di Storia del Medioriente ed è l’autore di saggi fondamentali tra i quali si segnalano Mitterrand et la Palestine (Fayard, 2005), Main basse sur Israël (La Découverte, 2019) e Comment la Palestine fut perdue (Seuil, 2024). Collabora con le Monde per il quale pubblica, sul sito del quotidiano, la rubrica Un si proche Orient, seguita da milioni di lettori.

  • Così ride Demetra

    postfazione di Dario Voltolini
    pagine: 152
    formato: 12 x 18 cm
    data di pubblicazione: febbraio 2026
    confezione: brossura
    lingua: italiano

    isbn: 9788877573384



    €12,00

    Tutto ha inizio nel settembre del 364 d.C., con ciò che osò raccontare la governante greca Baubò all’imperatore romano Flavio Valentiniano, prima di andare a dormire. Tra la Milano imperiale e l’Eleusi dei misteri, mentre i germani venivano contrastati sul confine, nella stanza dell’imperatore febbricitante, si sussurrano le storie dedicate ai misteri della dea Demetra e di Persefone, la Madre e la Figlia, storie che ancora non si conoscono. Francesca Sensini, optando per il timbro ancestrale che muove l’atto del ridere porta le sue risonanze a sabotare nel profondo la nostra visione del passaggio epocale occidentale dal paganesimo al cristianesimo, aiutandoci a vedere la nostra continuità culturale e antropologica con il primordiale mondo dei miti da una prospettiva diversa. La combinazione del principio generativo femminile, della fertilità universale, la tensione fatta emergere fra l’oscurità del potere e la solarità del riso sono azioni che l’autrice compie con sapiente semplicità e leggerezza, riuscendo magistralmente a suggerire uno spostamento fondamentale e molto complesso, dagli ampi effetti emozionali e culturali.

     

    Francesca Sensini, scrittrice, docente e ricercatrice, attualmente è professoressa associata di Italianistica presso l’Université Côte d’Azur di Nizza. Classicista di formazione, dedica prevalentemente le sue ricerche alla letteratura italiana tra Otto e Novecento, agli studi della ricezione classica e agli studi di genere in ambito letterario. Nata a Genova nel 1974, dopo una laurea in Lettere classiche, è partita per la Francia, dove ha continuato i suoi studi dottorandosi in Italianistica all’Università Paris-Sorbonne e insegnato in varie università, vivendo prima a Parigi per dieci anni e poi a Nizza. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La guerra è stupida (Gammarò, 2020), Pascoli maledetto (Il Nuovo Melangolo, 2020), La lingua degli dei. L’amore per il greco antico e moderno (Il Nuovo Melangolo, 2021), La Trama di Elena (Ponte alle Grazie, 2023) e Afrodite viaggia leggera (Ponte alle Grazie, 2024).

  • Yto Barrada: Deadhead

    a cura di Beatrice Merz e Davide Quadrio

    pagine: 96
    formato: 23 x 27 cm
    data di pubblicazione: gennaio 2026
    confezione: cartonato
    lingua: italiano - francese - inglese

    isbn 9788877573377



    €30,00

    Il volume origina dall’omonima mostra che la Fondazione Merz, in collaborazione con il MAO Museo d’Arte orientale di Torino, ha dedicato nella propria sede all’artista franco marocchina Yto Barrada, vincitrice della quarta edizione del Mario Merz Prize. L’esposizione, dal 20 febbraio al 18 maggio 2025, a cura di Davide Quadrio con Giulia Turconi, rimandava nel titolo alla pratica agricola di rimuovere i fiori appassiti di una pianta per stimolarne la crescita. Riprendendo la metafora di un ritorno all’essenziale per liberare nuove energie, l’esposizione ha accolto le opere più rappresentative della ricerca artistica di Yto Barrada, tra cui film, sculture, installazioni, tessuti e stampe, alcune delle quali appositamente realizzate per l’occasione. Il libro include un’introduzione di Beatrice Merz, i testi dei curatori della mostra e un saggio di Myriam Ben Salah, curatrice indipendente che curerà il Padiglione della Francia alla prossima Biennale Arte di Venezia dedicato proprio a Yto Barrada. Il volume racchiude un ricco corredo di immagini dell’allestimento.

     

    Yto Barrada, nata a Parigi nel 1971, vive e lavora tra Tangeri e New York. Attraverso un approccio archivistico e connesse ad azioni pubbliche, le installazioni di Barrada svelano storie meno conosciute, rivelano la prevalenza della finzione nelle narrazioni istituzionalizzate e celebrano le forme quotidiane di rivendicazione dell’autonomia. Il suo lavoro include differenti media quali fotografia, film, scultura, installazione, incisione. È la fondatrice della Cinémathèque de Tanger, un centro culturale che è diventato un’istituzione storica che riunisce la comunità marocchina per celebrare il cinema locale e internazionale Yto Barrada ha vinto numerosi premi tra cui il Roy R. Neuberger Prize 2019, il Tiger Award 2016 e una nomination per il Prix Marcel Duchamp 2016 a Parigi, l’Abraaj Group Art Prize 2015 e il premio Deutsche Guggenheim Artist of the Year 2011. Il lavoro di Barrada è incluso nelle collezioni dei principali musei di tutto il mondo, tra cui il Metropolitan Museum (New York), Tate Modern (Londra), MoMA (New York), Guggenheim (Berlino), Centre Pompidou (Parigi), Museo de Sao Paolo e le Biennali di Venezia 2007 e 2011.

  • Mainolfi / Bestiario

    a cura di Guido Curto e Clara Goria

    pagine: 96
    formato: 20 x 24 cm
    data di pubblicazione: novembre 2025
    confezione: brossura
    lingua: italiano

    isbn 9788877573254



    €18,00

    Luigi Mainolfi (Rotondi, 16 febbraio 1948) è uno scultore italiano che, noto a livello internazionale, è uno dei principali rappresentanti della cosiddetta scultura post-concettuale, impostasi al principio degli anni Ottanta.

    Oltre venti sculture di Luigi Mainolfi, realizzate tra il 1978 e il 2020, sono state ospitate nella Corte d’Onore, nel Gran Parterre dei Giardini della Reggia di Venaria e nella Cappella di Sant’Uberto nell’estate del 2024.

    Dalle sculture a tema zoomorfo deriva il titolo, Bestiario, che rimanda ai codici miniati medievali illustrati con animali reali e immaginari, ma anche alla zoologia fantastica di Jorge Luis Borges. Un tema ricorrente in Mainolfi, già autore del Bestiario del Sole con le sue policrome creature metamorfiche tra mito e fiaba. Il Bestiario mainolfiano si insedia nelle architetture, invade le verdi geometrie dei giardini ed entra in contatto con la viva presenza di cerbiatti e altra fauna selvatica del parco e del bosco circostante. Creature fantastiche e mutanti, in dialogo con le favole e gli animali modellati e dipinti della Reggia di Venaria, interamente dedicata nel Seicento al mito di Diana, dea della luna e della caccia.

     

    Luigi Mainolfi (1948) pratica una scultura realizzata con materiali naturali come terracotta, gesso, legno, pietra lavica, o fusioni in bronzo, elaborando un suo personale linguaggio attraverso cui evoca le culture popolari del nostro Paese.

    Mostra Mainolfi. Sculture. Bestiario

    La Venaria Reale, Venaria, Torino, 21 Giugno 2024 – 10 Novembre 2024

  • Il Giardino delle Risonanze. La Pinacoteca Nazionale di Bologna incontra il MAMbo

    a cura di Giulia Adami e Valerio Mezzolani

    ideata da Costantino D’Orazio e Lorenzo Balbi

    pagine: 200
    formato: 17 x 24 cm
    data di pubblicazione: gennaio 2026
    confezione: brossura
    lingua: italiano

    isbn 9788877573353



    €18,00

    Il Giardino delle Risonanze è un invito a camminare tra epoche che si guardano, tra forme che si cercano, tra artisti separati dai secoli eppure in dialogo serrato, come se la storia non fosse una linea, ma un’eco, un giardino in cui ogni gesto creativo vibra ancora tra i rami del tempo.

    L’esposizione propone un innovativo dialogo tra le opere conservate nei depositi della Pinacoteca Nazionale di Bologna – molte delle quali raramente visibili al pubblico – e le ricerche di sedici artisti contemporanei attivi sulla scena bolognese. Le connessioni che emergono negli spazi della Pinacoteca e del MAMbo sono risonanze simboliche e formali, capaci di attraversare epoche, linguaggi e sensibilità.

    Il “giardino” evocato nel titolo è un’immagine culturale e concettuale: uno spazio di relazioni, tensioni e armonie, in cui l’umano e il naturale si intrecciano e si rispecchiano: legami antichi che i processi avviati a partire dalla rivoluzione industriale hanno fatto perdere di vista, ma che echeggiano ancora nel nostro linguaggio a partire dal termine cultura, dal latino colere, “coltivare”.

    Un percorso espositivo che invita a interrogarsi sul senso della collezione, della memoria e della trasformazione.

     

    Gli artisti del Giardino delle Risonanze: Josef Albers, Anna Tappari, Giuseppe Maria Crespi, Jean Couy, Cuoghi Corsello, Anton Raphael Mengs, Giorgio Alvise Baffo, Eva Marisaldi, Enrico Serotti, Alessandro Algardi, Francis Bacon, Zapruder, Giorgio De Chirico, Felice Giani, Filippo Scandellari, Daniel Seghers, Erasmus Quellinus Il Giovane, Arianna Zama, Giorgio Morandi, Alessandra Dragoni, Giuseppe De Nittis, Luigi Venturi, Riccardo Baruzzi, Ubaldo Gandolfi, Élisabeth Vigée Le Brun, Emma Masut, Domenico Maria Viani, Italo Zuffi, Hans Fronius, Fanny & Alexander, Luigi Serra, Paolo Chiasera, Otto Dix, Bruno Munari, Jean Arp, Kurt Regschek, Zimmerfrei, Alessandro Tiarini, Tommaso Silvestroni, Valentino Solmi, Filippo Tappi, Maestro Vpr, Federico Zamboni, Guido Cagnacci, Emidio Clementi, Stefano Pilia, Pablo Picasso, Alberto Savinio, Antonio Muzzi, Enrico Romolo

  • Echos n. 2

    Echos

    a cura di Sergio Ariotti

    pagine: 60
    formato: 15 x 21 cm
    data di pubblicazione: ottobre 2025
    confezione: brossura
    lingue: italiano
    isbn 9788877573315



    €9,50

    L'aura rubata dal ragno

    di Paolo Pomati

     

    Chi cercano a Sanremo negli anni Trenta Walter Benjamin e Luigi Pirandello? L’uno si rifugia alla pensione Villa Verde dall’ex moglie Dora che la gestisce, l’altro insegue un sogno d’amore che ha nome Marta Abba, proprietaria di un pied-à-terre nella città vecchia. Ma Benjamin e Pirandello avrebbero potuto incontrarsi? E che si sarebbero detti?

     

    Walter Benjamin, filosofo, critico letterario e sociologo tedesco di famiglia ebraica (Berlino, 1892 – Port Bou, Spagna, 1940). La sua riflessione filosofica, segnata da una forte antisistematicità e orientata da temi teologici attinti alla tradizione cabbalistica, fu inizialmente rivolta al linguaggio, anche per via del suo lavoro di traduzione. Continuò nella sua attività saggistica letteraria, ma si dedicò poi con maggiore attenzione a questioni estetiche e di sociologia dell’arte; il suo contributo di maggior rilievo in questo ambito è il celebre saggio Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit del 1936.

    Luigi Pirandello, drammaturgo e narratore (Agrigento, 1867 – Roma, 1936). Apprezzato scrittore, rivoluzionò il teatro del Novecento, divenendo uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi. Pur prendendo le mosse dal Verismo di scuola siciliana, nella sua opera si delineano una visione angosciosamente relativistica della vita e del mondo, che precorre temi definitivamente moderni. Fu il teatro, però, a diffondere ovunque la sua fama: dalla commedia borghese degli esordi, nella cosiddetta seconda maniera il dramma dell’essere e del parere lievita in simbolo e allegoria dell’esistenza.