Motus <> Botto&Bruno
Replicando la formula del primo numero di Echos che proponeva un confronto tra due artisti, Romeo Castellucci e Alfredo Jaar, teatro e arte contemporanea, questo terzo numero accosta Motus e Botto&Bruno. Entrambi sono una coppia nella professione e nella vita, Daniela Nicolò con Enrico Casagrande da un lato, fondatori appunto di Motus, una delle più importanti e impegnate realtà della sperimentazione teatrale italiana e internazionale; Roberta Bruno e Gianfranco Botto, ammirato binomio artistico dalla straordinaria carriera.
Molti tratti comuni possono essere evidenziati nel rispettivo percorso. Le lezioni all’Accademia, gli esordi, spettacoli e mostre con motivi di ispirazione simili, la Biennale di Venezia, le presenze in mezzo mondo. Ma sono sorprendenti anche la vocazione per il racconto delle periferie urbane, l’indagine sul mito, gli spunti pasoliniani. Sul piano del linguaggio non va dimenticato l’utilizzo da parte di entrambi del collage, della fotografia, del video. Qualche differenza, naturalmente, il lettore la potrà cercare, negli uni rispetto agli altri, quelle che completano una identità affascinante.
Nel 1991 nasce Motus, compagnia nomade e indipendente, in costante movimento tra Paesi, momenti storici e discipline. Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, animati dalla necessità di confrontarsi con temi, conflitti e ferite dell’attualità, fondono scenicamente arte e impegno.
Gianfranco Botto (1963) e Roberta Bruno (1966), in arte Botto & Bruno, vivono e lavorano a Torino. Sin dall’inizio della loro collaborazione, il duo artistico si è avvalso principalmente della macchina fotografica come mezzo d’investigazione, destrutturandola la fotografia attraverso l’uso del collage, delle imprimiture, del disegno. Nati e cresciuti entrambi in quartieri periferici, hanno trattato la marginalità come un tema culturale alla ricerca di nuove forme di vitalismo e poesia.